22 ottobre 2011

Sublime viaggiare


Chi l'ha detto che solo i grandi spettacoli della natura sono sublimi?
Oggi credo di aver incontrato il mio sublime, passeggiando tra i colossi della Ciudad de la Ciencia di Valencia.
Essere piccola, minuscola, straniera, sola nella sera che avanzava  mi ha fatto sentire viva, giovane, piena di forza, dinamica.
Non so come succede, ma oggi è stato come essere invasa da una fibrillazione tipica del pre-esame o della notte prima delle vacanze.
Mi sono sentita piena di possibilità e di opzioni, oggi, tra i palazzoni di Calatrava, so che sarei potuta diventare una hostess, una manager giramondo, un'infermiera da campo, una scrittrice.
Oggi niente mi separava dall'essere quello che solo nei sogni infilati più in fondo al cassetto avrei osato immaginare.
Oggi girare per un enorme centro commerciale mi ha fatto sentire al centro del mondo, dell'universo, lì, nel punto pulsante del tutto-può-succedere.
Viaggiare mi fa bene, mi espande, schiude la scatola dentro cui il frenetico tran tran mi chiude, dentro le pareti che costruisco alla mia creatività, alle mie voglie, alle mie visioni.
Del viaggio amo il viaggio stesso, lo spostamento, l'attraversamento inconsapevole di mille ambienti, temperature, accenti.
Amo sentirmi straniera, soprattutto in un posto dove chi mi vede potrebbe credermi di casa.
Amo incespicare nelle parole straniere, che nel discorso inevitabilmente preparato in testa suonavano così bene, correvano così fluide e che dalla mia bocca escono roche, incerte, tutte accavallate.
Amo riprendere confidenza con la lingua, riappropriarmi di regole che credevo dimenticate, di vocaboli inutili che però sono i primi a spuntare sulla lingua (perché conosco il termine squalo in tutte le lingue?!).
Amo, banalmente, i sapori e gli odori, così diversi, così simili, che solo sentendoli ti rendi veramente conto di essere arrivato a destinazione.
Amo ansiarmi pensando alle difficoltà di comunicazione con l'Italia e amo fregarmene, sapendo che l'ansia ce l'ho solo io, che nessuno sta chiamando ambasciate o ospedali se non mi faccio sentire 3 volte al giorno
Amo gli alberghi, le lenzuola dure, i kit di benvenuto in bagno, gli asciugamani sempre asciutti e morbidi, il telefono in camera che non ho mai usato.
Amo entrare nei negozi, provare mille cose, sceglierne due che non avrei mai preso in Italia, mettermi in coda alla cassa, pensare al bagaglio a mano, risposare tutto.
Amo chiedere indicazioni, amo sentirmi chiedere di ripetere, amo chi mi capisce al primo colpo e chi non mi risponde parlando lento o come ad un sordo.
Amo la me stessa che esce in viaggio, sveglia, attenta, autonoma.
Amo tornare a casa. E sapere che presto ci sarà un altro viaggio.

13 ottobre 2011

Vita da nerd - Parte I

Sì, vivo con un nerd.
E sì, già sapevo, quando ho firmato il contratto d'affitto cointestato.
E no, lui non lo fa per moda, per darsi arie da hipster intellettualoide, lui è fottutamente-atavicamente-irrimediabilmente nerd. Un nerd che tende al geek, passando per l'otaku! Insomma, cosa brutte!
I sintomi li aveva già tutti, e ben prima che il mio indirizzo coincidesse con il suo.
Eppure, stolta, stolta donna, ho sottovalutato il fenomeno.
Oggi, che con l'avanzare dell'età la devianza peggiora di giorno in giorno, devo fare quotidianamente i conti con fenomeni che eufemisticamente stridono con la mia natura.
 Serata tipo 1
"Ehi, c'è pronto!"
................
"Oh-Oh, c'è la cenaaaa!"
...................
*isteria* "Checazz, per una volta che cucino vuoi venire a tavola?!"
"Si, scusa, stavo montando un Puzzle in 3D della navicella spaziale di Star Wars."
"?"
"E' grande quasi un metro per un metro e mezzo!"
"?!"
"Pensavo di metterlo sul tavolino della sala"

Serata tipo 2
"Figata, stasera alle nove inizia la serie nuova di "Ma come ti vesti?! su RealTime"
"MMMM, non credo potrai guardarla, mi spiace. Vengono gli altri a vedere il documentario di Stephen Howking sulla morte delle stelle"

Serata tipo 3
"Oh, stasera ho un sacco voglia di sushi! Jappo?"
"No, lo sai, è giovedì!"
"Ah, cazzo, sei alla Game Night in ludoteca"

Ma i nerd non erano facilmente distinguibili? Un po' sfigatelli, brufolosi, forforosi, vestiti fuori moda? Ecco, ATTENTE, a volte si nascondo nei panni di un ragazzo normale, quasi belloccio, che sembra curare q.b. il proprio abbigliamento. Pensate di findanzarvi con Mike Delfino e vi trovate a convivere con Sheldon Cooper! Sapevatelo!

P.S. Sul Puzzle di Star Wars ho vinto io! E'stato relegato in cantina. In compenso, ora, non sopra ma di fianco al tavolino della sala, c'è un cabinato da salagiochi di Asteroids. Quando si dice "le vittorie di Pirro"...

24 settembre 2011

La Coinquilina cucina: risotto alle rape rosse e gorgonzola

Per stemperare l'aria di presaammale del mio post di oggi, vorrei annotare una ricetta, creata sul momento oggi a pranzo, nel solito momento emergenza del finisciavanzi aka svuotafrigo.
Ingredienti (obviously per 2 persone):
2 rape rosse
1 pezzetto di gorgonzola
4 manciate di riso
cipolla sminuzzata
1 dado
½ bicchiere di vino bianco
La descriverò con la stessa cura e dedizione con cui io sono solita approcciarmi alle mie creazioni culinarie!
Metti la cipolla a soffriggere in una pentola alta con un po' di olio
Metti sul fuoco un pentolino con acqua e dado (questo sarebbe l'ottimo brodo con cui i migliori chef consigliano di fare i risotti!).
Caccia nel frullatore le rape rosse ed il gorgonzola, il tutto tagliato grossolanamente.
Butta il tritello nel soffritto e mescola. Lascia rosolare un pochino.
Aggiungi il riso e lascia rosolare un altro po'.
Versa il vino bianco, continuando a mescolare.
A questo punto, inonda tutto col brodo di dado, controllando che non si asciughi per non incappare nello spiacevole fenomeno dell'incollamento totale al fondo.
Ogni tanto assaggia il riso, aggiungendo brodo finché non avrò raggiunto il livello di cotture desiderato.
A fuoco spento, mantecare con del burro.
Il risotto vi farà fare un figurone con fidanzati o ospiti dal momento che, al termine della cottura, avrà raggiunto una colorazione amaranto fluo, molto pop!
Se foste in vena di piccipicci o, banalmente, fosse San Valentino e foste obbligate ad essere carine e romantiche per doveri di copione, vi consiglio di servire il risotto rosso su di un piatto da portata (termine tecnico con cui intendo il piatto da pizza decorato con illustrazioni di Keith Haring che ho vinto con i punti Mediaworld) e dargli la forma di un bel cuoricione fumante!

Mai contenta e lo so

Se c'è una cosa che so di me è che non sono mai contenta.
Me lo sento ripetere fin da quando, da bambina, provavo - e manifestavo rumorosamente - un'intensa ed immediata insoddisfazione al raggiungimento dei miei obiettivi. Ho aspettato giorni, forse mesi, prima di trovare il tanto atteso paciocchino nero e quando, aprendo la busta, me lo sono trovato tra le mani, beh.... niente stelline intorno a me, nessuna farfalla nello stomaco, le campane non suonarono l'HALLELUJA gospel, come invece mi sarei aspettata dopo essermi intossicata di Sister Act. Niente di niente!
Ecco. Direi che ora, a distanza di più di 20 anni da allora, mi ritrovo un po' in questa stessa situazione, il paciocchino-is-not-enough-moment.
Giusto per rendervi partecipi - quanto sono felice che questo “VOI” a cui mi rivolgo sia una pura licenza letteraria, prevedo già un post stile lamentatio – enumero alcuni dei motivi per cui dovrei sprizzare gioia da tutti pori (o almeno quelli non ostruiti – voglio una pulizia del viso!!).
Ho finalmente trovato il lavoro che sognavo, ovviamente precario, ma con ampie possibilità di rinnovo. È il lavoro perfetto, quello per cui ho studiato, quello che mi permetterà di viaggiare parecchio senza per questo dover lasciare il belpaese a lungo, un lavoro “non molto pagato ma che dà grandi soddisfazioni” (modello che, peraltro, va molto nella collezione 2000-2011). Quando al Master mi chiesero di descrivere il mio sogno professionali, beh, scrissi proprio questo.
Dopo aver abitato per 3 anni uno spazio minuscolo circoscritto da 4 pareti, dall'agente immobiliare definito monolocale, mi sono trasferita con Lui in una casa più grande, stanze, armadi, cassetti a profusione. Son passata da un armadio per vestiti, lenzuola, tovaglie, orecchini, collane, scarpe, blocchi per gli appunti a “dunque, in questo cassetto metterò gli orecchini che vanno dal verde mele al verde militare, in quest'altro quelli dal fango al grigio fumo”.
So di avere tutto quello che serve per essere serena ed appagata.
E invece no!
Infingardaggine delle infingardaggini, sento che qualcosa non va, qualcosa manca, sembra esserci tutto, ma il pelo nell'uovo è lì, pronto a intaccare la perfezione del momento. Mi sento irrequieta, forse lo sono, endemicamente.
E, com'è naturale che sia, le cose con Lui vanno ogni giorno più storte.
Mi riservo di non scrivere oggi su questa questuine, ma di lasciar decantare le cose in modo da comprenderle meglio.
Oggi vorrei solo poter uscire, andare al supermercato e comprare un kilo di sana soddisfazione ed orgoglio per le mete raggiunte.
In fin dei conti me lo merito, non lo pensi anche tu maledetto paciocchino nero dei miei stivali?!

20 settembre 2011

(Barba)trucco e Parrucco

*Ciao! Com'è andata al lavoro? Non noti niente di strano?!"
"Ah si! Hai lavato il pavimento! Brava, amò, ci voleva!"
- No, veramente non l'ho toccato -
"Ah, in effetti quella macchia di caffè è ancora lì, ora che ci bado...."
- ............ -

Il fatto è che sono stata dal parrucchiere.
Uno nuovo. Anzi, una nuova.
Non hai mai capito il perché, ma dire "sono andata dal parrucchiere" è una di quella frasi che io trovo proprio da vecchia! Anyway, ci sono andata e sono pure soddisfatta della scelta dato che il negozio profuma di buono, sei cullata da musica ambient e, dulcis in fundo, la poltroncina del lavatesta è massaggiante! Cosa volere di più?
Il parrucchiere è un luogo molto interessante per pensare, tra una phonata bollente su un orecchio e uno strattone ai tuoi capelli degno della Twif.
Oggi, durante la piega liscia (si, lo so, liscia sto da cani, sembro un po' cugino It) ho cogitato assai.
Primo pensiero: come ca**o è possibile che due concetti diversissimi come "frutto giallo dalla pelle vellutata" e "azione compiuta da quel tizio che sta tirando su un essere squamoso e puzzolente solo con l'ausilio delle sue forti braccia e di un fuscello-che-non-si-sa-come-non-si-spezza?" siano espressi dalle stessa parola (se non resistete più dalla curiosità, affrettatevi a cliccare qui prima di venire divorati dalla smania di conoscere questo fondamento della cultura generale). Ok, non un cazzo a cui pensare, beh?
Secondo (annoso) pensiero: ma l'amore finisce oppure se finisce non è mai stato amore? Me lo chiedo spesso quando sento di amiche che si lasciano dopo anni, dopo convivenze, dopo vite intere condivise con qualcuno.
Me lo spiegate come funziona? Ti alzi un giorno, Lo guardi e pensi "oh merda! non lo amo più!"? Oppure è una sensazione lenta, strisciante, che si appropria del tuo corpo giorno dopo giorno, mese dopo mese?
A me sta cosa qui del nonloamopiù fa una gran paura, è una cosa che sa di ineluttabilità, di impotenza, di vorreresistereimanoncelafacciopiù. C'è un trucco per difendersi?
Se qualcuno, di grazia, riuscisse a spiegarmi questa faccendaccia del nomorelove.... Perchè forse se riuscissi a comprendere più "empaticamente" il fenomeno, ne sarei meno spaventata. Ma soprattutto perché la parrucchiera nuova non ha saputo rispondermi!!

19 settembre 2011

Tema: una sera (di ordinaria follia) in casa mia

Preambolo
Sono a letto a smanettare su internet.

Svolgimento
"wshwshwhs" "wshshadhft"
Ma che minchia è?!
"whs?" "Sì?"
Oddio, viene dal salotto-ludoteca-magazzino-portadivano! E sono in due! Ma non Lo avevo lasciato solo schiantato sul divano in trance post-partita!?
"wshwshw" .... "Oh no!"
No, cazzus, devo assolutamente alzarmi (mapporc...), vuoi vedere che lo becco che chatta con non-so-chi all'una di notte? Aspetta va, prendo la ciabatta, si sa mai. E tu nana pelosa levati, se no ti schiaccio che sono imbestialita!
"Kitt?" "Sì?" "C'è la mia ragazza!" "Oh no!"
E mo chi è sta Kitt???!??!? Ha pure la voce da uomo! Va bene le corna, ma almeno che siano con una fig.....
NO, non ci credo, molto ma molto peggio di quanto temessi!
Parla da solo... Anzi, con il suo iPhone... Che gli risponde pure................

Conclusioni (le metto pure puntanteenumerate perché non sfuggano)

  • Se scoprite chi ha inventato l'App per Iphone di Kitt Supercar non fategli del male, porello, semplicemente fatemelo sapere che gli presento Peter Pan e un mio amico, uno bravo davvero per chi ha problemi di questa portata.
  • MAI e dico MAI mettervi un nerd a casa. Davvero. Poi non dite che non lo avevo detto.

18 settembre 2011

I coinquilins: e vissero felici e contenti... a giorni alterni

Andare a vivere insieme sarà la cosa più bella del mondo!
Cucinare per lui nelle sere d'inverno, vedersi un film accoccolati sul divano extra-large, svegliarsi al mattino in un letto coccoloso e caldo di sonno, chiacchierare seduti sul tappeto, davanti ad un bicchiere di vino ghiacciato, fare la spesa insieme nel piccolo alimentari di fiducia, che vende la marmellata di fichi, proprio quella marca di cui entrambi andate pazzi.
Oh sì, che cosa meravigliosa...
Ora siamo "coinquilins" e, come direbbe Lui, "sò cazzi amari".
Se anche voi pensate che la Bella Addormentata, dopo aver iniziato la convivenza con il suo bel principe, abbia girato tutte le sartorie del regno per ritrovare il fuso che l'aveva punta, beh, andremo sicuramente d'accordo!

Noi siamo tre: Lei-la-Sottoscritta, Lui e l'Altra, una coinquilina bassa e pelosa di un mese e mezzo.
Abitiamo insieme, 3 cuori e una capanna, un armadio ed un bagno condivisi, 1001 modi per fare sempre quello che l'altro non tollera.
Avete presente un manuale per la perfetta convivenza?
Ecco, compratevelo su Amazon che, già che ci siamo, me lo compro pure io!